Il Rinascimento del teatro italiano all’interno delle corti della nobiltà venne attuato in scenari radicalmente differenti da quelli visti fino a quel momento. Molti si potrebbero domandare perché? La risposta è semplice, l’invenzione della pittura prospettica tra il XIV e XV secolo portò al tentativo di mettere in scena delle vere e proprie illusioni della realtà. Tra i lavori teatrali più importanti di questo periodo troviamo il Secondo libro dell’architettura scritta da Sebastiano Serlio, all’interno di questo scritto venivano spiegati i tre principi base delle scene comiche, tragiche e satiriche correlate alla prospettiva. Tutto questo ovviamente in accordo al lavoro teatrale che doveva essere messo in scena.

Questa prima innovazione nella scena teatrale era permanente, ma con il passare del tempo e l’evoluzione sia a livello pittorico che teatrale, le produzioni di corte diventano sempre più complesse e iniziò a nascere il desiderio e la necessità di modificare lo scenario anche durante lo spettacolo stesso. Nacquero quindi gli scenari mobili e continuarono la loro evoluzione durante un periodo lungo due secoli. Si trattò di una delle principali innovazioni per il teatro ed ebbe la sua nascita durante il Rinascimento.

Il primo sistema che permise di cambiare le scenografie sul palco venne introdotto attorno al 1600, si trattava di una serie di tele dipinte ed intelaiate che venivano posizionate sul palco. Era quindi molto semplice rimuovere uno scenario posizionarne uno nuovo, ma con l’evolversi delle performance la situazione divenne sempre più complessa e il problema della gestione e coordinazione dei cambiamenti necessitava nuove soluzioni. Per risolvere questa spinosa questione bisognò attendere Giacomo Torelli nel 1645. La meccanica venne introdotta per la prima volta in modo massiccio nel teatro e grazie ad un sistema di pali e carrelli semoventi al di sotto del palco gli scenari divennero sempre più interscambiabili.

Durante il XVII secolo, la progettazione scenica monumentale divenne la consuetudine e l’utilizzo di differenti prospettive consentì la creazione di ambientazioni differenti sul palco. Questo permetteva molto più che la semplice illusione della realtà, infatti il mondo che si materializzata sul palco appariva ancora più distante all’auditorium, grazie alla possibilità di dipingere i fondali con una scala maggiore rispetto alla realtà. Al contenuto allegorico e mitico degli spettacoli si aggiunse una complessa struttura meccanica con apparati semoventi e meccanici in grado di creare suggestioni mai provate fino a quel momento all’interno di un teatro.

Gli architetti del periodo rinascimentale cercarono con insistenza di ricreare i teatri come ai tempi dei romani e dei greci, ma la mancanza di informazioni concrete portò allo sviluppo di uno stile completamente nuovo all’interno dell’architettura teatrale. Fu proprio il sopra citato Serlio ad adattare la forma del teatro romano a palazzi rettangolari, non costruiti ovviamente con in mente l’idea di ospitare un teatro. Le prime strutture teatrali costruite con il solo scopo di essere teatri nacquero dopo la seconda metà del 1500. Il teatro rinascimentale più antico ancora visibile è il celebre Teatro Olimpico di Andrea Palladio.